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Periodico post sulle idiosincrasie

Ho l’idiosincrasia per la “sinistra”, tutta, per i suoi stilemi e modi di fare, per gli Erasmus che tornano, magari dal Nord Europa con la scoperta  degli squat e quando gli fai notare che li abbiamo anche noi ti dicono che lì è diverso…vero, lì non c’è mammina a dirti cosa devi/non devi fare.

Per le fanciulle in fiore che hanno i pantaloni bracaloni e la borsa etnica altezza ginocchia che qualunque, dico qualunque, tipo di concerto, se ne stanno in cerchi di 3/4 ondeggiando con movimento rotatorio, mentre si passano una boccia di vino rigorosamente rosso e si girano una sigaretta e ti guardano male se hai i vestiti puliti.

Per gli asterischi in fondo alle parole che dovrebbero servire a farci sentire tutelate, ah già, la parità attraverso un volantino, mi irritano quasi quanto le quote rose, ma almeno gli asterischi non fanno danni.

Per i tipi di cui sopra, amici altrui ovvio,  che mi cazziano se uso parole come onore, gloria, patria, orgoglio etc perché concetti fascisti … orgoglio … ne avessero di più, che poi sono vocaboli, lingua italiana, secolare, non neologismi del ventennio, usiamoli, riprendiamoceli, un po’ d’orgoglio eccheccaz..

Il voler trovare positivo tutto ciò che è diverso, che viene da fuori, intendiamoci io sono curiosissima e cerco di capire, conoscere, assaggiare tutto, dopo la vacanza di quest’estate sono anche latentemente innamorata di come vivono in Germania, ma il continuo denigrare ciò che siamo, che siamo diventati, quello che ci rappresenta, ma soprattutto ostentarlo, è denigrare noi stessi per primi. Io non sono contenta del fatto che gli immigrati facciano più figli, è un segnale gravissimo il fatto che gli italiani ne facciano meno, perché? Boh, andrebbe capito questo, che aspettativa abbiamo noi (mi ci metto anch’io che probabilmente mi fermerò a Matilde)? Non lo so, non sono un’analista, ma la notizia non mi fa gioire.

La retorica, che palle la retorica di sinistra, non si possono toccare i Sacri Martiri, ma soprattutto non si puo’ dire che è normale che un fascista si comporti da tale, dev’essere un pazzo furioso con la bava alla bocca altrimenti non vale. Per non parlare delle femministe che si inalberano per una battuta che accosta Santanchè e sesso orale salvo poi darle della troia…

Odio le k, uh se mi danno fastidio i Kollettivi, i Kongressi ma soprattutto i Kompagni

Ecco, Kompagni, che parola abusata, perché mi devi chiamare compagna? Sono la Fra, mi conosci, perché mi qualifichi come tale? Se sono in un CS è normale che lo sia, poi basta, ormai la usano tutti, dal PD a Vendola, oddio il PD mi si suggerisce ne faccia un uso calmierato…

Palesemente e clamorosamente dedicato a mi camaradas del Laboratorio Politico Jacob (Foggia)

L’etica della spesa

Non ho mai avuto un’etica della spesa, o meglio, ho sempre cercato di dare un significato a quello che compro, ma più per me stessa che come presunto gesto politico, per cui l’olio di mandorle rispetto alla crema a base di petrolio, la verdura fresca e non pre-parata e gli imballaggi ridotti al minimo, perché fanno meno male alla salute, implicano meno sbatti e spazio nello smaltimento dei rifiuti e se in tutto ciò evito di peggiorare lo stato del pianeta tanto di guadagnato, ma il 90% delle mie scelte etiche sono in realtà frutto di bieca comodità o comunque di salute mia o dei miei. Non compro italiano, non leggo l’etichetta del produttore, leggo gli ingredienti e il prezzo quello sì, motivo per cui da me i negozietti di quartiere vedono poco, uno perché il “bottegaio” come figura mi è sempre piaciuta poco, mi sa di grettezza e di borghesia wannabe, e poi perché avrei difficoltà a permettermi  carne e verdura a quei prezzi, e se la carne è già molto limitata per una questione anche di salute, sulla verdura non si transige e quella che duri almeno un paio di giorni (sto fuori casa 12h al giorno, la spesa quotidiana è impensabile) si paga carissima. Per cui mi servo nella grande distribuzione e amen, che poi, comprare italiano, ha poco senso no? Cioè perché avrei dovuto acquistare una Panda invece del mio macinino coreano che con un po’ di optional mi è costato la metà e non mi ha mai deluso? Perché avrei dovuto contribuire al benessere di un’azienda quando questo benessere si sarebbe riflesso solo sul suo AD e gli operai avrebbero continuato a passare dalla Cassa integrazione al licenziamento? Ma forse sbaglio io che reputo più importante la coscienza di classe che quella di nazionalità…

Perché dovrei acquistare maggiorata del 30% la carne che mi viene detto “italiana” quando per poter apporre sull’etichetta questa garanzia basta che sia lavorata in Italia?

L’abbigliamento, in Italia abbiamo un sacco di catene di abbigliamento nostrane, che infatti costano di più rispetto alle straniere, sotto Natale mi vengono regalati degli abiti per Matilde, molto carini per carità, garantendomi che sono  italiani, pur non essendo questa una delle mie priorità ringrazio, ma, al momento di scartare il pacchetto l’etichetta made in china fa capolino, altre catene hanno made in Bangladesh, India e così via, il made in Italy VERO, quello che aiuterebbe veramente la nostra economia non è alla nostra portata, tranne poche eccezioni.

Una di queste eccezioni era la OMSA che con Philippe Matignon – Sisi – Omsa – Golden Lady – Hue Donna – Hue Uomo – Saltallegro – Saltallegro Bebè – Serenella aveva una qualità medio alta e dei prezzi comunque accessibili, almeno alcuni marchi perché Philippe Matignon era da occasioni, parlo al passato non perché si tratta dell’ennesimo fallimento, ma perché un’azienda in salute che dava lavoro ad oltre 200 donne, in una zona già duramente provata  dalla crisi dell’industria della ceramica, sta per licenziarle al termine della Cassa integrazione, in modo da poter tranquillamente delocalizzare in Serbia. Un’azienda in salute, in attivo sceglie per un risparmio relativo di affossare economicamente una zona.  Seguo la questione già da tempo, dalla Cassaintegrazione delle lavoratrici e già da allora io e Matilde abbiamo smesso di comprare questi marchi, unico boicottaggio a cui aderisco (oltre a quello Nestlè, ma quello ormai è inflazionato), ma mi sembra giusto ora propagandare l’idea  anche con l’aiuto di una locandina fatta dagli amici di Foggia, chi riconosce l’azzeccatissima citazione ha un gelato offerto.

TRASLOCHIAMO

Di blog chiaro, della casetta se ne parla nell’anno nuovo, quello su Splinder è ancora leggibile, ma se provo ad accedere per scrivere un messaggio per avvertire che ora sono qua mi dice che è in manutenzione, sapendo che la dismissione è prevista per fine Gennaio, ne deduco che non riuscirò mai a scriverlo.

Per ora così, non ci sono argomenti che mi fanno uscire dal torpore al punto di scriverne, quindi il primo post “serio” su Altervista dovrà aspettare :)

MAMMA LI TURCHI!!!!

Non ho intenzione di fare un’analisi di ciò che è accaduto, me ne guardo bene, così come non ho una ricetta per il futuro, se non stroncare sul nascere questo gioco del Piccolo Poliziotto che tanto sembra appassionare gli Indignados. Che poi, Indignados, per citare un blog che ho scoperto da poco, questo : “ ma che è che t’indigni? Ma chi sei, mia zia? Chi sei, Tipper Gore?”. Stiamo andando a fondo e tu ti indigni???? Io mi incazzo, come una iena, soprattutto con chi vuol farmi sentire una privilegiata perché ho un lavoro che mi tiene fuori casa 12 ore al giorno ma ce l’ho, perché Luca si sta massacrando definitivamente la gamba e la schiena ma a fine mese prende dei soldi, perché riusciamo a pagare un mutuo che ci dissangua per gli interessi ma un tetto sulla testa lo abbiamo, perché Matilde ha il 90% del guardaroba riciclato ma almeno mangia. A volte mi sento realmente privilegiata per questo, ma non è sano, non va bene, questo non è privilegio, questa è la soglia della sopravvivenza, ed io ho 35 anni e una famiglia alle spalle che in caso di bisogno è un porto sicuro. Poi vedo i ragazzi di 20 anni, ne frequento parecchi, lo stadio, ora il Rude Club, i concerti, c’è chi ha smesso gli studi dopo il diploma, chi non l’ha neanche preso, chi continua con pessimismo vedendo che anche il titolo più raro preso con i voti migliori porterà se va bene ad un impiego in un call center che dopo sei mesi delocalizzerà in India con la benedizione del Centro Sinistra e dei suoi deputati che già lo fanno allegramente. Se mi incazzo io, cosa dovrebbero fare loro??? Radere al suolo e cospargere le rovine di sale?
E’ un po’ che nella mia mente si è sdoganata la violenza, penso che abbiamo avuto 1000 diritti, conquistati anche con la violenza, dai nostri nonni, dai nostri padri e vedo che questi diritti ce li stanno togliando, a volte lentamente e in maniera subdola, altre volte più repentinamente, vedi Legge Biagi. Dagli anni 80 lo spauracchio del terrorismo ha fatto sì che le manifestazioni debbano essere pacifiche, ha fatto sì che non si potesse dire che il Libro Bianco sul Lavoro fosse un abominio giuridico e morale, gli ex sessantottini e i settantasettini che non si erano bruciati con l’eroina sono saliti sui loro attici, nei loro comodi salotti, a mangiare stuzzichini equosolidali con le pashmine in tessuto bio prodotto da cooperative di donne con il microcredito, pashmine che costano praticamente l’equivalente del mio guardaroba, da lassù ogni tanto scendono per strada in ameni girotondi, sostituendo la pashmina con la kefiah o la bandiera della pace, circondandosi di simboli non esattamente pacifici, che poi già la kefiah rappresenta qualcosa… Ieri quando facevo notare a un po’ di personcine che Che Guevara era un guerrigliero, che i partigiani non ci hanno liberato a colpi di violette e che Contessa che loro amano cantare a squarciagola non ha esattamente un contenuto pacifista mi è stato risposto che quella violenza andava contestualizzata, che erano altri tempi e così via, in effetti, ci sta, è vero. Però non ero io a parlare di Rivoluzione, a definire Berlusconi un dittatore (che, per definizione non se ne vanno via democraticamente), a voler occupare Montecitorio e così via. Io sabato me ne sono stata a casa, non condividevo l’impianto della manifestazione e non sono andata, tutto qua, in effetti pensavo ci fossero solo gli indignados a fare la scampagnata, al limite qualche disobbediente sceso a più miti consigli e ancora convinto che se alzi le mani non ti picchiano, in effetti andare a manifestare contro le banche con l’avallo di Draghi non è che mi sorridesse proprio.
Poi il casino, le vetrine delle banche e le bombe carta/petardi che vanno anche sotto le macchine…”eh, vorrei vedere fosse stata la tua”…mi sarei incazzata chiaro, con me stessa per essere stata tanto babba da lasciare un’auto sul percorso di una manifestazione, in ogni caso ho delle priorità, e la mia Atos pagata a rate non vale certo quanto la vita ed il futuro della mia famiglia e di mia figlia, ben contenta di essere un “danno collaterale” se può servire a cambiare qualcosa.
E basta con sta storia degli infiltrati, sembra che si abbia paura di ammettere che anche noi se vogliamo possiamo concludere qualcosa, tutti a sbavare dietro al Grecia, trovare giustificazioni politiche  ai riot londinesi, incensare le primavere arabe foraggiate dalla CIA, e poi noi dobbiamo ballare sui trampoli vestiti da pagliacci? Ipocriti, che poi cazzo eravate 300.000 o più, non siete stati in grado di tenere a bada 500/1000 persone??? Allora non rompete i coglioni, come speravate di arrivarci a Montecitorio? I cordoni di polizia si forzano con la violenza non chiedendo per favore, poi li aiutate anche, infami, tutti, dal primo all’ultimo, chi pubblica foto e aiuta la DIGOS, si può non essere d’accordo con i metodi usati, ma se giocate a fare i rivoluzionari almeno lasciate in pace chi lo fa veramente.

Cahier de voyages

Ma sì, una specie di racconto guida, un po’ come gli inglesi del 19esimo secolo facevano durante il Grand Tour, un racconto delle nostre vacanze a 360°. Innanzitutto una precisazione: erano 4 anni che non facevamo una vacanza vera e degna di questo nome, con Matilde piccola non ce la sentivamo, per cui giri di parentame e così via, quest’anno complice anche il fatto che lavoro in maniera continuativa, abbiamo deciso di toglierci lo sfizio e abbiamo optato per Amburgo, in modo da andare in un posto dove avevamo anche un minimo di appoggio logistico.
Prenotiamo volo e albergo via internet e allertiamo il contingente dei Drugados Sankt Pauli, alle 4 di venerdì mattina siamo a Malpensa in attesa del check in, Matilde si nutre di Pan di Stelle ma nulla sembra scomporla…neanche le nuvole all’alto, ma forse è troppo stanca
PARTENZA
Ci viene a prendere il fido Flemming, l’albergo è nel cuore di Sankt Pauli, Luca c’era già stato, ma per me è la prima volta, incredibile, mi innamoro al primo impatto: emblemi pirateschi ovunque, murales e street art a gogo (avvistato anche un Banksy), personaggi assurdi mischiati a famigliole e così via. Il primo giro nelle immediate vicinanze ci porta al Millerntor Stadium, bisogna distrarre Matilde: il check in in albergo è alle 15.00 e siamo stravolti noi, lei è ormai strisciante

PROFILOIl quartiere e la squadra sono un tutt’uno, il calcio, la passione, la politica si respirano veramente, non ho mai visto qualcosa del genere, questa è una casa di fronte allo stadio
CALCIATORE
e questa una farmacia
FARMACIACi caliamo nella vita locale, individuiamo il nostro caffè preferito per la colazione (con vista sui sadomaso che escono dai club privè mischiati alle mamme che portano i bimbi a scuola) e quello per la merenda, capiamo grazie al caro Abel la differenza tra Bratwurst e Currywurst, i ragazzi ci portano al Fanladen (dove Matilde se ne sta tranquilla a disegnare), alla sede degli USP e in locale dove assaggiamo il piatto tipico (patate spiaccicate con barbabietole e carne salata, uovo e anguilla marinata, nonostante le apparenze è buonissimo!!!), ovviamente la passeggiata dopo cena ci porterà spesso al Jolly Roger
MERENDAMatilde apprezza i Donuts al cioccolato

FANLADENJOLLY ROGERLa parte turistica è molto soft, la mattina giriamo per Amburgo, pranzo, ritorno a Sankt Pauli per pennichella e giretto nel quartiere, la città è bella, il porto enorme, svariate navi vengono indicate a Matilde come quelle dei pirati, i classici magazzini nordeuropei  di mattoni rossi si affacciano sui canali. Visitiamo anche il Centro, l’Alster con le basse barche che si incrociano sulla sua superficie e la mia fissazione, il borghetto di Blankenese, considerato da alcuni un po’ la Portofino del Nord, mi deluderà un po’, ho preferito il centro.
PIRATILa nave dei pirati con Abel
CARTOLINAOvviamente il viaggio è stato organizzato in modo da includere una partita del Sankt Pauli, la sorte ci assegna Duisburg, la Sud Kurve ci accoglie, Matilde diventa in breve la mascotte e al gol del sorpasso al 91° diventa per un gruppo di gaudenti accanto a noi “the Lucky girl”

ENTRATAL'ingresso allo stadio
Millerntor
A fine partita rendiamo un po’ difficile la vita agli steward fermandoci a cazzeggiare e fare foto con il mitico Kari e con tutti gli amici dei Drugados
FINE
DISAGIATI

DRUGADOS E DRUGADOS SEZ. SAVONA
GRAZIE DI TUTTO RAGAZZI!!!!!

Tempo fa un amico mi diceva che ogni tanto tornava a vedere se scrivevo qualcosa, ma trovava sempre gli ultimi post a distanza siderale l’uno dall’altro, gli ho risposto che era un periodo così, che rischiavo di scrivere cose, riguardo determinati argomenti, di cui magari avrei potuto pentirmi e, riguardo altri, che avrei trovato inutili, pretenziosi e “wannabe”.
Ovviamente non parlo delle cose “a rischio”, chi mi conosce bene, oddio, chi mi conosce e basta, sa di cosa si tratta, sa quanto sono incazzata e sa che certi argomenti su questo blog saranno banditi per luuuungo tempo.
Il resto, beh, nei mesi passati di cose ne sono successe parecchie, a livello politico dico, tra crisi, ricatti marchionneschi, uscite senza pudore di, nell’ordine: Rotondi, Gelmini, Castelli più altri in ordine sparso, i ridicoli indignados del continente, i fuochi greci etc, ma, onestamente, con l’aria che tira mi sembra assurdo esaltarsi con il sistema islandese senza rendersi conto che funziona per due motivi, il primo è che l’Islanda ha meno abitanti di Savona, per cui è relativamente semplice da far funzionare un meccanismo di democrazia diretta e partecipata, il secondo è che noi siamo italiani, mediterranei, latini, mettiamole come vogliamo, non vedo in questo una discriminante sia chiaro, il mio antirazzismo deriva non dal saperci tutti uguali ma dal rispetto verso chi è diverso da me, ma di sicuro non siamo nordici, e anche se a molti di noi certi sistemi piacciono sappiamo benissimo che implicano determinate regole che il 70% di noi (ottimismo a palate) non reggerebbe, scusate parliamo di gente che non fa riconoscere la figlia al padre per avere precedenza al nido.
I fuochi greci, Kanellos, bello eh, per carità, peccato che poi in piazza siamo sempre i soliti, nel bene e nel male, vedo babbetti cianciare di rivoluzione (grande osservatorio Facebook), esaltare gli anarchici greci e poi sparire magicamente quando c’è da rimboccarsi le maniche, vedo il popolo viola diffondere foto di manifestazioni e riot-tame vario, poi al minimo runsa-runsa con gli sbirri condannare e prendere le distanze, di conseguenza non  voglio rischiare di venir scambiata per certi personaggi, le mie idee le ho, le scambio, commento etc ma no grazie, non mi lancio in paragoni stiracchiati e inviti all’autunno caldo, indi per cui non chiedetemi di entrare nel gruppo “le nuove BR”, credo che se si vuole far qualcosa difficilmente lo si farà grazie ad un evento su FB.
Nel frattempo siamo riusciti ad andarcene in vacanza ad Amburgo, ad iniziare la scuola materna e altre amenità varie, Matilde mi chiede di comprarle assi da stiro dicendomi che vuole fare surf e domanda come mai alla cameriera di Lady Oscar che stramazza a terra non chiamano l’ambulanza, infine, notizia più importante, un posto nostro, tutto nostro, uno spazio sociale che inaugurerà Venerdì, chi è su FB ci trova qui  
http://www.facebook.com/pages/Rude-Club/192595897478807 , per chi non c’è, questo è un piccolo assaggio  

TESSERA AGAIN

 Finalmente basta Tessera del Tifoso…o no? Qualche giorno fa dopo un iniziale momento di euforia mi sono soffermata un momento e mi è balenata una grossa verità: Maroni (quanto mi pesa dirlo) non è un coglione, inteso che è abbastanza furbetto (se poi per coglione si intende persona poco simpatica e dalle ristrette vedute è un altro discorso). Tornata a casa racconto la novità a Luca e ci scambiamo le nostre perplessità. Il non poter fare l’abbonamento è stato un freno relativo lo scorso campionato, bastava fare il biglietto, ok, un po’ una menata, ma il sacrificio non pesava. Leggo che la cosa sarà possibile in quanto ci sarà un collegamento diretto con il Viminale, non ho mai pensato che il male della tessera fosse nella sua schedatura, solo un ingenuo può pensare di andare da anni allo stadio e non essere già ben conosciuto all’allegra brigata della Digos di zona, ma siamo sicuri che questo non comporterà forme di ostracismo preventivo verso chi ha già subito dei DASPO (come previsto per il rilascio della TDT)? Se ciò non sarà ottimo, mi fa piacere, ma mi spiacerebbero brutte sorprese…
E le trasferte? La parte più bella e sana del mondo Ultras, le alzatacce, i km tra cori, belinate e autogrill, cose che si fanno solo per passione, soprattutto nelle infime categorie da me frequentate negli ultimi tempi.
No, perché è facile per una società aprirsi una corsia preferenziale con il Viminale, vendere abbonamenti, riempirsi lo stadio di casa (togliendo agli ultras la scusa degli stadi vuoti e freddi), guadagnare subito e sicuramente e poi? Chi se ne frega delle trasferte, tanto a me soldi non ne entrano, anzi, mano gente c’è meno multe rischio.
Insomma, io aspetterei a cantar vittoria, anche perché poco fa si è svegliato il CASMS, evidentemente spiazzato dall’intraprendenza americana della nuova Roma, e ha frenato il tutto, anche se, ovviato il problema del controllo tramite l’abbonamento devono spiegarmi dove resta l’utilità della tessera, se non come carta di credito.
In chiusura rinnovo in miei ringraziamenti a quanti ci hanno fatto sentire la propria stima, non faccio i nomi lo sapete già, non abbiamo bisogno di fare i sostenuti per crearci una reputazione, l’affetto e il rispetto di quanti si sono fatti sentire all’indomani del comunicato, di quanti ci sono stati vicini e di quanti, anche sconosciuti, ci hanno dimostrato il loro pensiero non ha prezzo. Sentirete ancora parlare di noi, magari non come vi aspettate

LA COSA CHE NON AVREI MAI VOLUTO POSTARE

Prima i fatti:

Dopo 9 anni di attività e presenza al seguito del SAVONA 1907 F.B.C. la WORKING CLASS, ritenendo che, al momento, in Gradinata non ci siano piu' quei valori che fino ad oggi ci hanno spinto ad andare avanti e in linea con la coerenza che ci ha contraddistinto in questi anni, ha deciso all'unanimità di non proseguire ulteriormente la propria esperienza all'interno dello stadio.

Il gruppo ha deciso di concentrarsi unicamente nelle attività sociali esterne che, in misura minore, lo vedevano già coinvolto da prima.

Invitiamo, inoltre, chi è in possesso del nostro materiale a non indossarlo piu' all'interno dello stadio.

Dentro di noi porteremo per sempre ricordi, frasi, risate, gioie e amarezze che hanno reso questi nove anni un'esperienza indimenticabile e di cui saremo sempre orgogliosi.

Ringraziamo i fratelli dei RUDE BOYS VOGHERA e i cari amici dei RUDE BOYS SAMPDORIA e DRUGADOS SANKT PAULI, ringraziamo altresì chi in questi anni ci ha dato la sua stima e la sua amicizia, legami personali che ci porteremo oltre negli anni.

Un pensiero e un ringraziamento particolare ai fratelli degli SCONVOLTS SAVONA 1990 che hanno condiviso con noi buona parte del percorso in gradinata e senza i quali non sarebbe stato lo stesso.

 

NON PIU' ULTRAS, SEMPRE RIBELLI.

E ora la mia:
ieri sera Luca mi chiedeva cosa avrei fatto del blog: gli ho risposto che restava, il blog è sempre stato mio, con le mie (nostre) storie e la mia (nostra) vita, il Gruppo è stato parte fondamentale di essa per 5 anni, 5 anni di notti in bianco a preparare striscioni e coreografie, prima da sola, poi con la pancia che a volte sfiorava il pavimento, poi con Matilde addormentata su una poltrona. Mio e non del Gruppo, lo ribadisco, quello che scrivo qui è MIO.
La parte più brutta di questa storia è stata il tradimento, non da parte di chi è stato cuore biancoblu per una stagione salvo sparire alla minima difficoltà, di gente così onestamente me ne batto la ciolla, ma di chi ha condiviso con me parte della mia storia personale, oltre a quello che abbiamo passato insieme, le diffide, le notti in bianco aspettando notizie dalla Questura, le mattinate in Tribunale. La delusione di vedersi girate le spalle supera persino la rabbia per questa fine. Che poi tanto fine non è, il Gruppo resta, chi c'è ancora oggi ha le spalle larghe e le palle per mantenere la parola data.

Il mio ringraziamento speciale va a loro, a loro e a tutti quegli Amici che ci sono vicini ora e ci hanno espresso la loro stima, a chi ha condiviso con noi un tratto di strada, per caso o per scelta. Grazie a tutti, veramente.

Tre anni

 Tre anni, solo (o già) tre anni.

Tre anni di pappe diventate piatti di spaghetti alla carbonara.

Tre anni di sorrisi diventati risate incontenibili.

Tre anni di versi diventati parole e canzoni da ripetere allo sfinimento.

Tre anni di coccole, abbracci, dubbi e certezze.

Ti vogliamo bene piccolina, questa mamma e questo papà un po’ strani, con i “tuttuaggi”, che ti portano allo stadio e ti fanno crescere in mezzo a gente con i capelli colorati e i soprannomi assurdi, che ridono con te, alle tue richieste di pizzicadenti e wuort, ti vogliamo bene, ci vogliamo bene.
Sei entrata nella nostra vita in punta di piedi, all’ora di pranzo di una domenica piovosa, curiosa, piccola osservatrice del mondo, tranquilla ma con le idee chiare, dormigliona ma in grado di scatenare cicloni da sveglia, la nostra piccola ballerina, il nostro più grande regalo al mondo.
Vorrei tornare indietro e riaverti neonata tra le mie braccia ma so che è meglio farti crescere e prendere la tua strada, che sono sicura ti riserverà molte sorprese.
Ti auguriamo tutto il bene che si può sperare solo per una figlia, nostro piccolo, testone, bellissimo involtino di felicità.
 

Il MIO giorno della memoria

Inizio dicendo che un Giorno della memoria istituzionale è una sconfitta, alcuni fatti andrebbero ricordati sempre e comunque, non quando un rigido cerimoniale fatto di discorsi contriti e palinsesti tv rivoluzionati ce lo impone. Sono fermamente convinta che la barbarie nazista non ebbe eguali, non riesco a trattenere le lacrime di fronte a certe immagini e  da quando è nata Matilde sono persino peggiorata, continuo a non trovare possibile che migliaia di persone non si fecere scrupoli a massacrare, a volte in modo orrendo neonati e bambini solo perchè considerati inferiori, penso alle infermiere che assistevano agli esperimenti, che donne potevano essere? Anche gli uomini, per carità, ma una donna, magari madre, come potè? Come poterono gli infami a Marzabotto fare il tirassegno su bambini di pochi mesi lanciati in aria per rappresaglia? Come possono ora i sionisti fare ai bambini israeliani quello che molti patirono sulla loro pelle? Internamenti, vessazioni, torture…Come si può far diventare il Giorno della Memoria nel solo giorno della Shoah? E' vero, gli ebrei patirono le più grosse perdite, ma io vorrei ricordare anche il Triangolo Rosso dei dissidenti politici, il Triangolo Verde dei criminali comuni, il Triangolo Viola dei Testimoni di Geova, il Triangolo Blu degli apolidi (tra cui i profughi repubblicani spagnoli, cui non venne data neanche la dignità del prigioniero politico), il Triangolo Marrone: zingari (Porajmos), il Triangolo Nero dei soggetti "antisociali" e lesbiche e il Triangolo Rosa degli omosessuali maschi .



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